Il manifesto degli Orazi

 

Uno spettro si aggira per la città, soprattutto in inverno. Sono io,  mi chiamo Marco Toccafondi, nato a Prato nell'ormai lontano 1972 :-(  ... Praticamente mi sto ormai avvicinando alla fatidica soglia dei 33 anni, l'età in cui Gesù Cristo morì sulla croce e quella in cui Karl Marx, in collaborazione con Engels, aveva scritto già da tre anni (fu pubblicato a  Londra nel1848) "Il manifesto del Partito Comunista". Io, invece, non ho fatto quasi nulla, infatti come molti trentenni di oggi mi barcameno senza scopi e obiettivi  ben precisi, basti pensare che tra le giornate che mi piacciono di più ci sono le visite ai discount della mia città, soprattutto Lidl ed Eurospin, dove solitamente faccio una parte della spesa familiare. Dico sul serio, mi piace molto accompagnare mia mamma a fare la spesa ai discount, dove si trovano un sacco di prodotti con nomi sconosciuti, però talvolta di buona qualità. Come lavoro faccio poco (nel senso che attualmente collaboro con un quotidiano della mia regione: "Il Tirreno") e per il momento l'unica nota positiva della mia vita (a parte la salute), paradossalmente, è rappresentata proprio da una situazione economica abbastanza florida, infatti sono clamorosamente uscito vincitore da una lunga  causa con un'importante azienda della mia città. Sul piano sentimentale vorrei dire qualcosa, ma in verità non è che ci sia molto da commentare, penso di aver sempre sbagliato praticamente tutto: se ad una ragazza piacciono le rose io non le spedisco, se i fiori non la impressionano minimamente  io naturalmente le spedirò dei fiori, se ad una fanciulla  casualmente piaccio io lei non piace a me e se invece lei piace a me, beh ... od è già impegnata oppure non le piaccio io. La cosa che non riesco MAI a capire è come sia possibile che alle altre persone (amici, conoscenti, colleghi, etc...) vada tutto in maniera differente da me: stanno con le persone che hanno sempre amato e desiderato (ma perchè a me non è mai successo neppure 1 volta), hanno un lavoro soddisfacente  (io ho sempre avuto lavori piuttosto noiosi e svolti per riscuotere). E poi quasi a tutti piace viaggiare, ballare, frequentare posti, vedere altre gente, etc... io dopo poco che mi trovo in luoghi come i locali alla moda, le cene, i concerti, le discoteche e via discorrendo mi sento male, infatti non vedo l'ora che finisca tutto e si torni presto a casa. Nonostante non ami particolarmente la vita, nel senso che mi appare come una cosa priva di qualsiasi senso e anche piuttosto crudele, odio la morte. Non la odio di per sè, anzi in teoria mi sarebbe perfino simpatica, infatti penso che Epicuro avesse perfettamente ragione: quando non ci sei tu c'è lei e viceversa, quindi non c'è da aver nessuna paura. La cosa che, però,  mi dà veramente un grande fastidio riguardo alla cosiddetta "nera signora" è il fatto che ti porta via le persone più care, ma contemporaneamente non porta via anche te, ti lascia qua ancora per un pò, da quello che, comunque la si voglia vedere, resta  l'unico appuntamento certo dell' intera esistenza.     

        Qui all'età di 32 anni (cioè adesso) in cameretta e con Paolo, uno dei miei più cari amici, in Transilvania (Romania)

Soprattutto in questa occasione mi domando come sia possibile una differenza così forte tra me e le altre persone. Per quasi tutti, infatti, la morte sembra essere un evento naturale, addirittura c'è chi parla di fede e di una volontà o di un disegno divino e assolutamente superiore, ma in realtà secondo me si tratterà pure di un evento naturale, ovviamente, ma che tende a rendere innaturale la vita, che difatti secondo me non è questa gran cosa che tutti vorrebbero propagandare. "Amo la vita" si ascolta ripetere spesso, ma perchè mi chiedo? Parliamoci chiaro: 

LA VITA E' SOPRAVVALUTATA. Siamo qui e dunque ci si sta, ma quasi sempre nessuno dei sogni e dei desideri che uno immaginava da adolescente o da bambino si realizzano, mentre le delusioni quasi sempre si avverano e non si tratta di banale sfortuna, ma è la vita stessa ad essere una delusione. Anche chi è molto ricco, ha realizzato tutti i suoi sogni è forse soddisfatto? A mio parere certo che no, perchè i sogni cambiano, le esigenze che un individuo ha verso i 70 anni sono assolutamente differenti e soprattutto dovrà anch'egli affrontare la morte delle persone vicine o la propria fine. L'unico "antidoto", se così lo si può definire, su questa terra contro la "nera signora" potrebbe essere l'amore, perchè forse solo quando una persona è davvero innamorata si sente veramente viva, dunque portata a pensare, finalmente, che l'esistenza effettivamente abbia un suo senso. Ma questo presunto "antidoto" esiste in  realtà ? Io credo che la maggioranza di noi lo crei artificialmente, quasi fosse in un laboratorio, proprio perchè apparentemente dà un senso all'esistenza, almeno per un pò di tempo. Ma in verità mi sembra che l'amore (per una donna, un ideale o un Dio) sia più un'astrazione, una metafisicheria, un'illusione che ci creiamo da soli e che soprattutto serve solamente per dare un senso a ciò che senso non potrà mai avere.    

Qui invece sono in camera mia, sul mio letto, durante due momenti di  "meritato" riposo :-)

Questo, secondo me, è l'errore fondamentale che con questo scherzoso manifesto (degli Orazi) vorrei provare ad esorcizzare. Orazio è il protagonista di una saga di videogiochi nati nell'anno che per l'Italia rappresentò la vittoria al Mundial spagnolo (1982) nell' indimenticabile scenario offerto dallo stadio Santiago Bernabeù di Madrid. Era l'11 luglio del 1982 e in quegli stessi giorni due note case di videogames estere (la Melbourne House e la Psion) diedero alla luce Horace (Orazio in italiano), un essere "sfigatissimo" (mai capito cosa fosse), che doveva affrontare tre diversi episodi. In "Orazio contro i ragni" il nostro "eroe" era intento a mangiare forse delle palme (vi rendete conto ?) all'interno di un labirinto, inseguito da dei potenziali giardinieri; insomma era una sorta di Pac Man, ma ovviamente molto, molto più sfigato. In un altro videogioco intitolato "Orazio contro i ragni" questo misterioso ed indecifrabile personaggio di colore blu  doveva invece affrontare dei ragni lungo il proprio percorso, vagamente ricorda dei giochi tipo Mario Bros. The great Giana sister e similari,, ma naturalmente non ha avuto la stessa fortuna. Infine l'episodio senz'altro più bello dal punto di vista grafico, ma forse anche quello più banale: "Orazio va a sciare". Qui Horace doveva acquistare degli sci in un negozio, ma per poterlo raggiungere prima doveva attraversare una strada assai trafficata tentando di non essere investito. Una volta acquistati gli sci Orazio si doveva cimentare in una sorta di discesa libera;  di fatto il gioco era un incrocio tra il ben più famoso Frogger e una discesa libera. I tre videogiochi uscirono su un piccolo home computer destinato a diventare un autentico mito: lo Zx Spectrum e i "tre Orazi" giravano tutti quanti su  soli 16 Kbytes di memoria Ram. Ecco come il mio amico Simone, testimone di quei giorni in cui Orazio fece a la sua 1° apparizione sui nostri schermi (allora c'erano le Tv e non i monitor) commenta quell'epoca ormai lontanissima: "Orazio per noi erano  le estati 82/83, quando i Culture Club cantavano "Karma Camaleont" e le note soffiavano leggere sulle tastiere appiccicose di una macchinetta nera con le strisce dell'iride s un  fianco (lo Zx Spectrum ndr), poco più grande di una calcolatrice, ma più piccola di un libro e senz'altro più divertente. Era l'epoca in cui si comprava un videoregistratore per rivedersi la cassetta di Italia-Brasile dell'82, che erano più grossi dei  materassi e più rumorosi di un'impastatrice. E anche allora c'era chi aveva capito tutto della vita e aveva preso un Vhs, i sognatori e gli sfigati il Video 2000, i poeti il Betamax.... Per noi era l'epoca dei sogni a colori: i colori gialli e blu del loading dello Zx, l'eccitazione nel vedersi formare il saturno della cassetta Horizont, il sogno di mettersi alla tastiera e "programmare un giochino" come i ragazzi americani. Era anche il periodo di war games dove il ragazzo che programmava non era un nerd, aveva la ragazza ed era proprio fico... e poi c'era lui: Orazio. Un coso a quadrettoni, senza una forma, senza nessuna pretesa di essere qualcosa se non quello che volevamo noi.... il test di Rochac fatto videogioco... Alla Tv davano Tandem e Doraemon, lo Sprectrum lo usavano su Rete 4 in un programma sportivo con Patricia Pilchard e vedendo la tipica grafica "spectrumesca", i colori spectrum, in tv era come se ci fossimo pure noi.... E' stata un'estate lunghissima e bellissima, fatta do pomeriggi e coca-cole, giocate a pallone nel cortile da solo e con mio cugino a smanettare la macchinetta dei sogni del Sir (Clive Sinclair ndr), sudandoci sopra ore solo per poter accendere un pugno di quadratini che erano un'astronave o un omino ed intorno a noi c'erano tutte le persone protagoniste della nostra infanzia: mamma, babbo, nonna, fratelli o sorelle, tutti più giovani e spensierati. Tutto splende con lo smalto dei ricordi, però allora eravamo realmente più sereni... ci bastavano pochi pixel blu per rendere eccitante una serata d'agosto, non serviva nessun "Caffè Morin"... bastava Orazio....".

A sinistra sono a casa di Stefano e Simona, due cari amici, mentre a destra sul trono di una chiesa ortodossa in Romania

Insomma, avete capito ? Su Rete4 nei primi anni '80 c'era lo Spectrum al posto di Emilio Fede, sono davvero brutti tempi quelli che stiamo vivendo. 

Con Paolo, un amico del gruppo anarchico Kronstadt di Siena (tiene per la contrada della Selva)

 
Per me Orazio arrivò dopo: il mio biennio 82/83 era ancora libero da contaminazioni informatiche e sogni video-ludici. Soprattutto l'82 era un anno totalmente tributato al calcio. Aver avuto 10 anni nell'82 é senz'altro una grande fortuna, seconda soltanto all'averli avuti nel '78. Come dicevo, questo biennio rappresentò, un biennio di cambiamento totale: se nel mio piccolo passavo dalle scuole elementari alle famigerate "medie", la società intorno a me cambiava con la stessa rapidità: con la massa dell'impegno politico giovanile che si sfaldava rapidamente, lasciando libero lo spazio che stavano già occupando altre mode giovanili (giacchè l'impegno politico per molti ieri come oggi non é nient'altro). Nuove razze metropolitane come i Paninari, prima coccolati e poi massacrati dall'opinione pubblica; i Dark che, essendo più ai margini sono sopravvissuti più a lungo. E poi c'era il cambiamento che più mi dispiace: quello lento e inesorabile che ha trasformato quella che era una società di individui (cittadini non lo passerebbe la mia autocensura) in una società di astiosi telespettatori. Ed é così che tra le tante svolte a cui ho assistito in quegli anni (riconoscendole ovviamente come tali solo ad anni di distanza), ce n'é una di cui ancora mi rammarico, restando ben conscio che il mio giudizio nostalgico é molto influenzato dal fatto che quel periodo ha avuto il suo apice nel corso della mia infanzia e si é chiuso col passaggio all'adolescenza. Parlo delle sere d'estate degli anni fra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80. Erano anni in cui il PCI era al suo massimo storico e tutti, ma proprio tutti (cani e gatti compresi) in Galceti erano comunisti. Nonostante in quegli anni la tv vivesse il suo culmine (trasmissioni intelligenti come Portobello inchiodavano tutte le famiglie davanti al televisore), nelle sere estive la tv non interessava nessuno e tutti, ma proprio tutti uscivano di casa a godersi il fresco e a parlare, spesso a berciare, non importa quello che dicevano (fossero state cose interessanti o clamorosissime cazzate), quello che risultava ai miei occhi era un tappeto sonoro costante in cui ognuno poteva dire cose senza senso, uno scenario da "grande famiglia" o da riunione del collettivo.
Ci sarebbero ancora tanti pensieri da recuperare ma mi rendo conto che non sto parlando dell'argomento principale e sto facendo un torto a Orazio, quindi chiudo la digressione e torno ai videogames. Penso che il primo impatto con le consoles e gli home computers risalga per me alla sfida al soccer dell'Intellevision che settimanalmente rappresentava l'unico momento salvabile della trasmissione Blitz condotta da Gianni Minà, buon giornalista, goffo ma umano condutto re televisivo. Fu forse quel calcio, giocato in uno schermo insopportabilmente verde ad avvicinarmi al mondo dei videogiochi, in ritardo rispetto ai miei coetanei anche perchè, non avendo bar vicino a casa, non avevo ancora provato l'ebbrezza di scambiare le 500 lire di carta con 5 pezzi da 100 per misurarmi con i vari personaggi che già spopolavano a quel tempo nei bar.
Prima di ottenere lo zx spectrum nel 1985, vinto clamorosamente a una specie di lotteria (poi non ho vinto più niente, ma a distanza di 20 anni continuo a sentirmi più che appagato nel dare/avere con la fortuna) avevo già conosciuto a casa di Marco (inizio 1984) la qualità dei giochi dello Spectrum e in particolare i personaggi strampalati come quelli di Jumping JackManic Miner e, naturalmente Orazio. Erano tempi in cui avere 1000 lire in tasca per andare in bici a comprare il gelato o le patatine o le "chicche" dalla Maria era veramente la sublimazione della vita. Forse anche per questo Orazio che attraversava la strada per andare a comprare gli sci era così familiare; vederlo poi con gli sci ai piedi (ma senza Moncler) affrontare con sbarazzina eleganza le porte della pista da sci evitando con disinvoltura i dossi come neanche Ingemar Stenmark ha mai neanche sognato, era il massimo. Ci sono stati altri due "Orazi" nella storia dello Spectrum ma l'idea di Orazio é legata soprattutto a "Horace goes skiing". Concludo affermando che giochi (ma anche i giocatori che ne hanno usufruito) che sono venuti dopo sia per lo Spectrum, sia per le altre piattaforme, belli o brutti che fossero, per me hanno senz'altro un forte debito verso il personaggio della Psion: é grazie a questo semplice e assurdo essere (resta aperto il dibattito su cosa sia) che migliaia di "spectrumisti" hanno scoperto la potenza della dissacrazione e dell'ironia, un'arma di dissacrazione di massa, invisibile ai metal detector che continua a fare strage di gradassi e/o babbei.

Adesso anch'io vorrei provare a ricordare quei giorni lontani: "Ho ricevuto lo Zx Spectrum, dai miei genitori, come regalo per aver passato l'esame di 5° elementare, era l'estate del 1983, un'estate caldissima. Di quell'epoca ricordo soprattutto i giochi con gli amici della mia strada o piazzetta, come amavamo chiamarla allora. Fino a quel momento i giochi erano stati leggermente diversi, credo, qui in piazzetta rispetto a quelli dei bambini, penso che un pò fosse anche colpa mia, che coinvolgevo i miei compagni del posto in divertimenti davvero strambi. Uno di questi era un'assurda invenzione: praticamente tutti dovevamo essere un gelato della Eldorado (mitica casa produttrice di gelati e ghiaccioli, da noi considerata un mito a quei tempi, la distributrice ufficiale della  zona era la chicchaia Maria di Villa Fiorita, che anche Paolo rammenta nel suo intervento); proprio così tutti noi bambini della zona eravamo un gelato, ma vi rendete conto che gioco ? Ricordo, però, che tutti volevano fare il Calippo, perchè questo ghiacciolo era di gran lunga il più celebre in quegli anni. Allora, a me venne in mente un'idea: ognuno avrebbe scelto il ghiacciolo che sarebbe stato in base alla prima lettera del suo nome. Di conseguenza io divenni Magic Cola, perchè mi chiamo Marco, un ghiacciolo ripieno di succo di limone, ma con l'esterno di coca-cola, i bimbi che si chiamavano Andrea diventarono Arcobaleno, un ghiacciolo patriottico fatto con gsuti (amarena, limone e mmenta), che ricordavano la bandiera italiana, mia sorella che si chiama Silvia impersonò un ghiacciolo che finì in tragedia: lo Squalo. Questo prodotto, dopo un inizio folgorante (infatti, io per un periodo invidiai mia sorella), perchè era moderno, appunto a forma di squalo, blu, ma soprattutto faceva diventare la lingua di un colore misto tra il blu e il viola dopo le prime leccate, e già tutti a fare linguacce per ridere durante il tragitto dalla leggendaria Maria a casa. Come era lecito aspettarsi dopo pochi mesi di successi e vendite, il ghiacciolo fu tolto da mercato, perchè giudicato dannoso per la salute. Un altro gioco era "Gigante pensaci tu", sempre io inventai questo gioco nel giardino condominiale, in pratica era il gioco dei 4 cantoni, ma con la variante di uno spilungone (il nostro amico Giulio, oggi ingegnere all'ufficio brevetti dell'Aja), che impersonava il gigante, il cattivo ovviamente era invece Jo Condor. Altri giochi erano un pò normali: acchiappino, nascondino, le barchette con i tappi di sughero nel torrente Bardena, etc...Improvvisamente, nella nostra infanzia, irruppero gli 8 Bit, piccoli computer da casa (detti, infatti, home computer), che ci portarono in un mondo nuovo e assolutamente sconosciuto: i videogiochi. Anche il mio zx, purtroppo, all'inizio aveva solamente 16 Kbytes di memoria RAM, a causa di una delle tante assurde convinzioni di mio padre secondo il quale dovevo prima imparare a programmare e poi a giocare con il computer, quindi avrei ricevuto in regalo le altre 32 ram solo dopo aver convinto mio babbo di esser quasi diventato un programmatore provetto. Naturalmente le cose andarono in maniera diversa ed il Natale dello stesso anno il mio zx fu espanso a 48 K , con tanto di Joystick Kempston per giocarci meglio. Andammo ad acquistare il mitico Specchy dal Barbagli  (negozio Gbc di Prato, tra via Meoni e via Boni), per tutto il tragitto da casa al punto vendita sperai che mio babbo avrebbe desistito dallo stupido intento di prendere la versione minore (a 16 Kb), ma purtroppo una volta arrivati là, insieme all'amico di famiglia Franco Stefanini, il titolare Gianni Barbagli ci chiese: "Volete uno Spectrum a 16 Kbytes oppure a 48 ?" E mio padre rispose a 16, come fosse la cosa più ovvia e intelligente del mondo. Mi assalì una sensazione di autentico disgusto, la stessa che provo oggi quando lui o mia sorella parlano del rispetto delle idee altrui, anche quando queste limitano la libertà degli altri, quando sento dire che bisogna andare a votare, perchè è una cosa utile oltre ad un dovere morale, etc...., insomma quel senso di nausea che si prova quando qualcuno fa o dice qualcosa di talmente stupido e fasullo da non riuscire a spiegarsene completamente il perchè lo fa. Sensazione che comunque sparì come per incanto una volta tornato a casa e collegato lo Spectrum al televisore. Dapprima comparve il classico schermo completamente bianco, eccezion fatta per la scritta nera in fondo, quindi iniziammo a caricare i giochi: JetPac, un astronauta che doveva riempire di benzina la propria astronave e poi gironzolare per i pianeti fu il primo, poi Jumping Jack, infine tirai fuori dalla scatola del computer una musicassetta che era allegata in regalo (erano quelli i supporti dell'epoca), la introdussi dentro al registratore ed ecco che, per la prima volta nella mia  vita, vidi apparire sullo schermo della mia televisione a colori (all'epoca ne avevamo soltanto una) in cucina uno strano essere blu con degli sci ai piedi, se di piedi si poteva effettivamente parlare. Era Orazio va a sciare, uno dei tre titoli della trilogia.